STATI UNITI D’AMERICA-NEW YORK

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1.195,00

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500,001.630,00

  • Volo a/r con uno scalo da Bari (su richiesta da altri aeroporti italiani)
  • 6 Notti in hotel 3/4* con prima colazione
  • Bagaglio da stiva di 23 Kg
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  • Zaino o Borsetta
  • Check-in on line
  • Tasse e oneri

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STATI UNITI D’AMERICA-NEW YORK: Un viaggio a New York è certamente un’esperienza da fare almeno una volta nella vita. New York, più che un luogo nello spazio e nel tempo, è un sogno. Un viaggio a New York ti farà innamorare da subito di questa città, del suo miraggio di vetro e luce.

Un viaggio negli Stati Uniti d’America-New York lascia la sensazione di aver visitato la capitale di un’epoca. Destino segnato da un collocazione geografica unica, all’imboccatura dell’estuario dell’Hudson River che, sfociando nell’Atlantico, forma un reticolo idrografico di cui rappresenta il ramo principale insieme all’East River, profondo aculeo marino. Gli Olandesi furono i primi a intuire le potenzialità commerciali e strategiche della Baia, sfuggite ai Francesi, giunti con la spedizione di Giovanni da Verazzano nel 1524: dopo una ricognizione condotta per loro conto nel 1609 da Henry Hudson, sedici anni dopo fondarono la colonia fortificata di Nuova Amsterdam, presso la porzione meridionale di Manhattan, l’isola dalle molte colline nella lingua dei Lenape, unici abitanti di quella che allora era una selvaggia foresta, acquistata per una cifra corrispondente a circa 1000 dollari odierni. A delimitare il confine tra insediamento europeo e la “barbarie” una palizzata che sorgeva nelle vicinanze dell’attuale Wall Street (la strada del muro, appunto), il centro finanziario della società capitalistica.  Più in là fitta boscaglia palustre, tagliata solo dal sentiero nativo Wickquasgeck, divenuto in seguito Broadway, l’asse viario germinale di tutto la crescita urbanistica di New York, così chiamata dal 1664, quando entrò nell’Impero Britannico, che la perse a seguito dell’Indipendenza delle Tredici Colonie (1785), rimanendo fino al 1790 capitale degli USA. Già allora la città, che contava circa 30.000 abitanti, costituiva un ricco e vivace scalo portuale che, nell’ambito della nuova nazione, conobbe un’ascesa inarrestabile, per tutto il XIX° secolo e, specie, nei suoi ultimi anni, periodo per il quale si parla di Greater New York, allorché Manhattan, già connessa a Brooklyn (di origine olandese) dall’omonimo ponte, meraviglia completata nel 1883, vi si unì anche amministrativamente, l’1 gennaio 1898, in un’espansione che comprendeva anche i Queens, la sezione orientale del Bronx e Staten Island. La vasta operazione, che portò alla classica fisionomia dei 5 boroughs, fu accompagnata da notevoli realizzazioni infrastrutturali, come la metropolitana, inaugurata nel 1904. New York, all’epoca, possedeva l’ormai consolidato ruolo di porta d’accesso all’America, la terra sconfinata della possibilità e della speranza, rimpinguata dai milioni di immigrati provenienti soprattutto dall’Europa, accolti dalla scultura simbolo di quella narrazione storica, la Statua della Libertà, donata dai Francesi nel 1883, che vegliava sui loro destini incerti mentre stazionavano in quarantena a Ellis Island, poco distante dalla reggitrice di fiaccola. Di lì a poco iniziò lo crescita verticale che dà ancora l’impronta fondamentale allo skyline che lascia stupefatti durante una vacanza New York, con l’edificazione, nel 1911, del neogotico Woolworth Building, alto 241 metri, ancora oggi tra i venti più alti grattacieli della “City That Never Sleeps”. Gli anni della Grande Depressione furono una fervida fucina artistica e musicale, soprattutto jazz, mentre la fine della Seconda Guerra Mondiale ne fece il fulcro del nuovo assetto geopolitico internazionale, come testimonia l’insediamento della sede dell’ONU, il famoso Palazzo di Vetro. I successivi decenni, di fianco a un brulichio di idee, avanguardie, attivismi, si assistette a un diffuso degrado post-industriale e urbanistico, segnato da laceranti tensioni razziali, ampiamente risanato a partire dagli anni 80. Nemmeno la tragedia dell’11 settembre è riuscita a fiaccare lo spirito di una città che non potrà mai morire. Perché si tratta di un ideale, di un paradigma dell’esistente, un’opzione dell’esistente che non è né America né Europa, né passato né futuro o fugace attualità, ma semplicemente New York.

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