La paura di viaggiare al tempo del Coronavirus

La paura di viaggiare al tempo del Coronavirus

Coronavirus, la paura di viaggiare.

L’epidemia di coronavirus Covid-19 che sta spaventando il mondo ed è piombata in modo deflagrante anche in Italia sta avendo un impatto fortissimo sul modo di viaggiare. Secondo una statistica elaborata a febbraio dal sito specializzato Facile.it, sono 1.830.000 gli italiani che hanno annullato i viaggi che avevano in programma nei prossimi tre mesi, anche se la destinazione non era la Cina per timore del coronavirus.

La paura del virus, certo. Ma ancora di più la paura dei controlli. Il timore di rimanere impigliati in quella rete di verifiche che ormai è stata stesa negli aeroporti di mezzo mondo. Il rischio che una semplice febbre, che può sempre capitare quando si viaggia, causi un periodo di quarantena. Magari in un Paese lontano, dopo un semplice scalo. È la sindrome da termoscan il vero granello di sabbia che in questi giorni sta bloccando chi deve partire. E anche gli ingranaggi di quella vera e propria industria nazionale che si chiama turismo.

Resta il fatto che in questo momento non ci sono motivazioni reali per evitare di viaggiare. Non c’è il cosiddetto sconsiglio del ministero degli Esteri. E chi cancella il viaggio perde i soldi, in tutto o in parte a seconda delle condizioni e del fatto che sia un viaggiatore fai da te oppure abbia scelto un tour operator. Proprio da Astoi, l’associazione dei tour operator, parlano di «reazione psicologica» che fa da freno non solo agli spostamenti ma anche «al pensiero di prenotare una vacanza in estate».

Coronavirus, la paura di viaggiare.

Cosa fare?
Le uniche certezze sono quelle diffuse dall’Unità di crisi del ministero degli Esteri. Naturalmente evitare tutti i viaggi nella provincia dell’Hubei, quella di Wuhan, da dove è partito il contagio. Evitare uno stretto contatto con le persone che hanno sintomi influenzali e lavare spesso le mani con il sapone. Altre regole importanti non ci sono. Se non quella, apparentemente scontata, di mantenere la calma. Perché, come ha scritto il sociologo inglese William Davies nel suo formidabile saggio “Stati nervosi”, ormai «l’emotività ha conquistato il mondo».

Si tratta di una sindrome simil influenzale, che si sta propagando in tutto il mondo, ma di cui la stragrande maggioranza di malati guarisce. Una epidemia che attraverso i social ed alcuni organi d’informazione sta invece assumendo caratteristiche di gravità che in realtà non esistono. Dobbiamo essere di esempio ad una società che purtroppo è ancora condizionata da credenze, notizie tendenziose e false. Reagiamo rassicurando chi ci sta accanto, forniamo dati certi alla stampa, seguiamo le normali norme igieniche e di precauzione che ci vengono consigliate dal Ministero e dalle strutture sanitarie.

Come possiamo evitare che la paura diventi pervasiva?
Innanzitutto, informandosi bene e facendo affidamento ai dati reali. Leggendo notizie da fonti affidabili, senza fermarsi solo ai titoli o alle prime informazioni, cercando di leggere con attenzione e di approfondire, se necessario, e diffidando delle notizie troppo allarmistiche. Conoscere i dati reali aiuta a contenere la paura: il Ministero della Salute e l’Organizzazione Mondiale della Sanità aggiornano quotidianamente le relative pagine sul Coronavirus. Eppure la paura del contagio sta dilagando più del virus stesso. Avere paura, come abbiamo detto, è normale. Per imparare a gestirla, oltre a razionalizzare e a informarci adeguatamente, dobbiamo anche accettarla.

 

 

 

 

Diventa perciò essenziale riuscire a lasciare uno spazio minimo alla paura, senza farcene invadere, senza farci condizionare nella nostra vita quotidiana, senza farci paralizzare: se ci lasciamo controllare, la paura diventa totalizzante e ci spinge a mettere in atto comportamenti di difesa non funzionali. Questo meccanismo si innesca in modo involontario, quindi è importante cercare di diventare consapevoli delle nostre reazioni: percepire la paura, comprendere perché la proviamo, sapere che è normale, concentrarsi sui dati reali e oggettivi per razionalizzarla e arginarla. In questo modo eviteremo di trovarci in uno stato di allarme costante che può compromettere il nostro benessere e il nostro stato di salute generale, aumentando il livello di ansia e stress. Questi infatti abbassano le nostre difese immunitarie e ci rendono più vulnerabili alle malattie, in questo caso, più che al Coronavirus, all’influenza stagionale, che ha il suo picco in questo periodo, e ai disturbi cardiovascolari o ischemici che sono maggiori in chi vive elevati e prolungati livelli di stress.

 

Inoltre, evitare che la paura ci governi impedisce il diffondersi di una pandemia ben più grave: la psicosi da contagio, che può avere effetti potenzialmente ben più pericolosi, episodi di razzismo e discriminazione. Tuttavia, in questi casi rischia di determinare effetti drammatici. Occorrerebbe solo la tranquillità assoluta.

 

 

 

 

 

 

 

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