Per non dimenticare. Tra storia e curiosità: 31 anni fa cadeva il muro di Berlino
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“Berlino è una città condannata a un eterno divenire, senza mai essere”. 

Questa affermazione del critico d’arte  Karl Scheffler, pronunciata nel 1910, è in realtà attualissima ed esprime molto bene la vera anima di questa città.

Perché Berlino o la ami o la odi, ma in ogni caso non può lasciarti indifferente, e questo noi lo sappiamo bene.

Il 9 novembre 1989, cadeva il Muro di Berlino, che con i suoi 156 metri e un’altezza di 3,6, divideva la città di Berlino tra la parte filo comunista (Berlino Est) e quella filo occidentale (Berlino Ovest).

La costruzione del muro separò famiglie e amicizie, lasciando entrambe le metà della città nello sconforto e nella disperazione. Migliaia furono i tentativi di fuga verso la parte Ovest, molti conclusi con la morte o la detenzione, moltissimi invece riusciti.

La sua caduta ha spianato la strada alla riunificazione che si concluse formalmente il 3 ottobre 1990. Degli suoi 156 metri ne sono rimasti alcuni spezzoni in 6 punti della città tenuti come monumento. Uno dei più visitati dai turisti è quello di Potsdamer Platz.

31 anni dopo, l’evento ha ancora un peso a livello globale, non solo per la sua importanza storica, ma per l’interpretazione, la memoria e i miti a cui è legato.

Molti ricordano centinaia di berlinesi ballare e festeggiare in cima del muro a Porta di Brandeburgo quella sera, ma quello che è realmente accaduto, e ciò che realmente significava, sono fatti meno chiari.

Scopriamo qualche curiosità su questa reliquia della Guerra Fredda, che divise in due la città di Berlino per 28 anni, dal 13 agosto del 1961 fino al 9 novembre 1989.

1. Il muro di Berlino non era solo uno

Quello che noi oggi identifichiamo come muro di Berlino, in realtà, era composto da due mura, separate da uno spazio variabile la cui estensione massima era di 150 metri.

Quest’area era conosciuta come “striscia della morte”: al suo interno cani, torri di guardia, proiettori, fossato anticarro e guardie armate con ordine di sparare per uccidere.
Questo sistema di fortificazioni di 155 km circondava Berlino Ovest, separandola dalla comunista Berlino Est e dalla campagna circostante della Germania Est.

Un’altra barriera, con più di 1 milione di mine, fossati e filo spinato, fu eretta per 1370 km lungo il confine  tra Germania Est e Ovest.
Tutto questo fu fatto per non fare uscire i tedeschi della Germania Est, non per tenere fuori gli altri.

2. Il muro non è caduto il 9 novembre

In realtà il 9 novembre è una data simbolica. Quella notte, come nelle settimane successive, le autorità della Germania Est rimossero pezzi del muro per creare più punti di passaggio tra Est e Ovest, e innumerevoli persone armate di martelli e scalpelli presero a picconate il muro.

Ma la maggior parte ancora era in piedi. La demolizione ufficiale del muro iniziò un anno dopo, nell’estate del 1990.
Ci sono voluti quasi due anni per rimuovere tutte le fortificazioni di confine intorno a Berlino e quattro anni per smantellarle lungo l’ex confine tra Est e Ovest tedesco.

La Germania fu ufficialmente riunificata il 3 ottobre 1990, data designata per il “Giorno della riunificazione”. A Berlino è rimasto poco più di 1,5 km del muro, sparso in diversi siti.
Alcuni segmenti sono in mostra negli Stati Uniti e nella capitale tedesca.

3. Un pezzo di muro si trova nel bagno di un casinò di Las Vegas.

La demolizione ufficiale del muro di Berlino è iniziata nell’estate del 1990.

Più di 40.000 sezioni di pareti sono state riciclate in materiali da costruzione, ma alcune centinaia di segmenti sono state vendute all’asta e sono ora sparse in tutto il mondo.

Dai giardini vaticani al bagno per uomini del Main Street Station Casinò di Las Vegas, dove gli orinatoi sono montati su un segmento di muro coperto di graffiti e protetto dietro il vetro.

4. Il muro di Berlino è “caduto” per errore

In una conferenza stampa del 9 novembre 1989, il membro del politburo della Germania Est, Günter Schabowski, annunciò prematuramente che le restrizioni sui visti per la popolazione dell’est sarebbero state revocate con effetto immediato. Ma le sue parole furono fraintese.

In realtà, la decisione doveva essere annunciata il giorno seguente e avrebbe comunque richiesto ai tedeschi dell’Est di passare attraverso una lunga procedura burocratica per la richiesta di visto.
Poche ore dopo l’annuncio, una folla si riversò al checkpoint di Bornholmer.

Harald Jäger, l’ufficiale capo in servizio, dovette affrontare una moltitudine crescente di persone che chiedevano a gran voce di varcare il confine. Jäger aprì il valico di frontiera da solo, e presto la stessa cosa accadde agli altri cancelli.

5. In fuga dal muro

Più di 5.000 persone riuscirono a fuggire: nascondendosi in compartimenti segreti di auto guidate da persone provenienti da Occidente, volando oltre il muro in mongolfiere, viaggiando attraverso un tunnel scavato sotto il muro, nuotando attraverso canali o corsi d’acqua di Berlino, o semplicemente correndo.

Centinaia, forse migliaia, di persone invece, sono state uccise mentre cercavano di fuggire; altre sono state catturate e imprigionate.

Ricercatori tedeschi stanno ancora indagando su quante persone esattamente sono morte alla frontiera.

All’interno della città, tuttavia, ci sono diversi luoghi una volta segnati dalla presenza di questa barriera, dove magari a volte si passa senza neanche farci caso. Ci sono inoltre pezzi di muro rimasti nelle condizioni originali, che trasmettono tutto il disagio che creava la sua sola presenza. Questi però restano spesso fuori dai classici giri turistici.

Ad ogni modo il tragitto del muro è segnato sul terreno da una doppia fila di blocchetti di granito e da lapidi in ghisa con la scritta “Muro di Berlino 1961–1989”.

Quello che vorremmo fare qui è proprio seguire questa marcatura esplorandone insieme i luoghi più significativi nel centro della città.

1. Molecule Man

Iniziamo il percorso da Molecule Man, un monumento gigantesco in mezzo al fiume Sprea, progettato e realizzato dallo scultore americano Jonathan Borofsky. Molti lo vedono casualmente e non tutti ne conoscono il significato. Tre uomini di alluminio alti 30 metri e bucherellati si uniscono in un abbraccio. Ma cosa rappresenta tutto ciò?

L’abbraccio rappresenta l’unione tra i tre quartieri una volta divisi dal muro: Kreuzberg, Friedrichshain e Treptow (i primi due oggi formano un unico distretto). E tutti quei buchi? Lo si può capire dal nome: si tratta infatti delle molecole di tutte le persone che si uniscono.

Nonostante ci sia l’assoluto divieto di arrampicarsi sulla struttura, non manca chi tenta l’impresa. Una volta abbiamo trovato sulla sua cima una bicicletta e ancora ci chiediamo come abbiano fatto a portarla fin lassù!

2. Oberbaumbrücke

Osservando Molecule Man, si scorge dietro uno dei ponti più belli di Berlino: l’Oberbaumbrücke. Questa non è solo una delle zone della città che preferisco, ma è anche uno dei simboli della riunificazione tra Est ed Ovest.

Ai tempi del muro, il ponte costituiva uno dei punti di passaggio tra le due Berlino, controllato costantemente da guardie armate.

Il suo attuale aspetto in pietra risale al 1992, quando ci fu l’ultima grande ristrutturazione. E’ formato da due piani: quello inferiore, attraversato dalle auto ed i pedoni, e quello superiore, dove transita la metropolitana.

Da qui puoi avere un fantastico punto di osservazione sulla città, che io adoro, in particolare al tramonto.

3. East Side Gallery

Ed eccoci arrivati ad uno dei luoghi legati al muro più conosciuti da tutti: la East Side Gallery. Si tratta di una delle parti più estese di muro rimaste in piedi (1,3 km), e allo stesso tempo la più colorata.

Quando c’era ancora la divisione tra Est ed Ovest, il lato occidentale era una galleria d’arte a cielo aperto. Alcuni tra gli street artist più famosi dipingevano questo lato del muro in modo da renderlo meno triste e grigio.

Solo dopo l’unificazione della Germania, numerosi artisti seguirono l’esempio di Thierry Noir e vennero a riempire di graffiti anche il lato orientale del muro. Ed è proprio questo lato ad essere quello più conosciuto e visitato: la East Side Gallery appunto.

Il bacio mortale

Tra i graffiti più iconici e famosi troviamo ad esempio il noto “bacio mortale” fra il presidente della DDR Erich Honecker e il segretario dell’Unione Sovietica Leonid Brežnev.

L’opera riproduce una foto scattata nel 1979, che doveva rappresentare il legame tra i due Paesi di impronta sovietica, legame andato in fumo con la caduta del muro. Concetto sintetizzato dall’autore dell’opera Dmitri Vrubel nella frase “Dio mio, aiutami a sopravvivere a questo bacio della morte”.

La Trabant

Un’altra icona della East Side Gallery è la famosa Trabant, conosciuta amichevolmente anche come “Trabi”, targata 9 novembre 1989. L’auto della DDR ideata da Birgit Kinder, simbolo della Germania divisa, viene rappresentata mentre sfonda il muro, simboleggiando così la ricerca della libertà.

4. Checkpoint Charlie

Proseguendo lungo il tragitto del muro, arriviamo così al Checkpoint Charlie, punto di passaggio gestito dai soldati alleati, che consentiva l’accesso unicamente da Ovest ad Est. Ci troviamo sulla linea di confine fra i due quartieri di Kreuzberg e Mitte.

insieme al Glienicker Brücke (chi ha visto il recente film Il Ponte delle Spie sa di quale parlo), era il più noto punto di passaggio tra le due Germanie.

Una casupola di legno e qualche sacco di sabbia. Ecco come appare ancora oggi il Checkpoint Charlie, un tempo teatro di vari tentativi di fuga, alcuni dei quali alquanto fantasiosi.

Fino a poco tempo fa qui era possibile farsi delle foto con alcuni attori vestiti da soldati americani, ma ora non ci sono più.

Qui trovi anche il Museo Haus am Checkpoint Charlie, che riesce a descrivere molto bene il clima e la realtà della Guerra fredda.

Chi è Charlie?

“You are now leaving the American sector” – ossia “state lasciando il settore americano”: così si legge in un grosso cartello. Affianco, vediamo una gigantografia che ritrae da un lato un soldato americano e dall’altro un soldato sovietico, ognuno rivolto verso il territorio “nemico”.

In molti si sono chiesti se Charlie fosse il nome di uno di quei soldati, o se il nome fosse stato messo in onore di una delle vittime uccise durante un tentativo di fuga. O chissà quale storia possa esserci dietro.

Mi dispiace deludere chi si aspetta un po’ della poeticità nella scelta del nome, ma non è nulla di tutto ciò. Charlie rappresenta solo la terza lettera dell’alfabeto (“A” for Alpha, “B” for Beta, “C” for Charlie…), in modo da distinguerlo dai Checkpoint Alpha e Beta.

5. Topografia del Terrore

Poco lontano dal Checkpoint Charlie, sulla Niederkirchnerstrasse, si trova un luogo legato da un lato al periodo del nazismo e dall’altro a quello del muro divisorio. Si tratta della Topografia del Terrore, una mostra a cielo aperto che si sviluppa lungo il perimetro di quelle che erano le celle sotterranee della Gestapo, portate alla luce dagli scavi della fine degli anni ’80.

Nel perimetro esterno ci sono per lo più mostre temporanee, mentre all’interno dell’edificio principale si trova un’esposizione permanente che racconta la storia della GESTAPO e delle SS, con fotografie e documenti che illustrano le diverse fasi storiche.

L’area include anche un tratto del Muro di Berlino, conservato nel suo aspetto originale.

6. Potsdamer Platz

Proseguendo lungo la linea del Muro, arriviamo così a Potsdamer Platz. Questa era una delle piazze più vivaci ed affollate fino alla Seconda Guerra Mondiale, finché non fu quasi completamente distrutta dai bombardamenti.

Potsdamer Platz si trovava inoltre proprio sulla linea che divideva Berlino in due, per cui divenne una zona sempre più deserta e abbandonata. In quel periodo tutti gli edifici, sia quelli già distrutti dai bombardamenti che quelli ricostruiti, vennero demoliti per questioni di sicurezza militare.

La piazza più moderna in città

Oggi la piazza rappresenta un esempio sorprendente di come il rinnovamento post-Guerra Fredda sia riuscito a trasformare del tutto la città di Berlino. Con la caduta del Muro, alcuni investitori internazionali si unirono ad alcuni dei più grandi architetti al mondo, tra cui Renzo Piano, per riprogettare da zero Potsdamer Platz.

Qui ancora si conservano alcuni resti del Muro, ma ciò non ha impedito alla piazza di diventare la più moderna in città.

Un esempio lampante è il Sony Center, caratterizzato dalla sua enorme cupola di vetro e acciaio che cambia costantemente colore. Molti berlinesi e turisti vengono qui per frequentare i numerosi locali al suo interno.

7. Memoriale per gli ebrei assassinati d’Europa

Proseguendo in direzione nord ci troviamo poi di fronte al Memoriale dell’Olocausto, il monumento che commemora gli ebrei vittime del genocidio nazista.

Il luogo scelto per l’installazione si trova sul tracciato del Muro, nella terra di nessuno in mezzo ai due muri, a due passi dalla Porta di Brandeburgo. Qui, inoltre, è anche dove, indicativamente, si sarebbe dovuto trovare il bunker dove Hitler si suicidò il 30 aprile del ’45.Visto dall’esterno, il memoriale sembra quasi un cimitero, presentandosi come una griglia fatta di blocchi di cemento, posti su un terreno irregolare. Passeggiando tra i blocchi, infatti, si nota come la loro altezza cambi in un continuo sali scendi.

Il senso di disorientamento

Questo effetto è voluto per creare una sorta di disorientamento nel visitatore, facendogli perdere ogni punto di riferimento. Sensazioni che furono provate da tutti quegli ebrei che si ritrovarono a vivere la tragedia che tutti conosciamo.

L’opera è stata realizzata dall’architetto ebreo newyorkese Peter Eisenman e si trova sopra un centro informazioni di 800 mq. Qui è raccolta la documentazione riguardante le persone vittime dell’olocausto.

8. Porta di Brandeburgo

Eccoci arrivati ad uno dei simboli più importanti della città di Berlino: la Porta di Brandeburgo, un’enorme porta di 26 metri d’altezza.

Inaugurato nel 1791 come simbolo del trionfo della pace sulla guerra, il monumento fu coronato da una quadriga di rame, rappresentante la Dea della Vittoria su un carro trainato da quattro cavalli, distrutta dai bombardamenti della Grande Guerra. Quella che vediamo oggi è una copia realizzata a Berlino ovest nel 1969.

Un luogo storico fondamentale

E’ qui che hanno avuto luogo alcuni degli avvenimenti più importanti nella storia di Berlino. Ricordiamo ad esempio la marcia di Napoleone, i discorsi di Hitler, i discorsi di Kennedy e di Reagan e le varie celebrazioni che hanno seguito la caduta del Muro.

Ed è proprio da qui che iniziò la costruzione del Muro di Berlino. E quando questo venne abbattuto, folle di gente provenienti dalla Germania Est e Ovest si radunarono qui per festeggiare.

Leggi anche: Festival delle luci 2019 a Berlino, per celebrare i 30 anni dalla Caduta del Muro.

9. Reichstag

Proprio a due passi dalla Brandenburger Tor si trova il Reichstag, ossia la sede del Parlamento tedesco, con la sua caratteristica cupola panoramica in acciaio e vetro.

Inaugurato dall’imperatore Guglielmo II nel 1894, nel ’33 l’edificio fu completamente distrutto da un incendio. Questo evento è considerato cruciale per l’affermazione del nazismo in Germania.

Dopo la caduta di Hitler, i russi sacrificarono numerosi uomini per conquistare il Reichstag. Risale proprio a questo evento l’immagine ormai divenuta simbolica del soldato dell’Armata Rossa nell’atto di posizionare la bandiera dell’URSS sul tetto dell’edificio.

Il Palazzo del Reichstag ai tempi del muro

Ai tempi del muro, il Reichstag venne parzialmente ristrutturato ed utilizzato per esporre mostre temporanee.

In quel periodo, nella piazza antistante si tennero anche alcuni concerti rock. Quello rimasto nella storia ci fu nel giugno dell’87, durante il quale si esibirono diversi celebri cantanti, tra cui David Bowie e i Genesis. Dall’altra parte del muro, nella Berlino Est, migliaia di fans riuscirono a sentire la musica e si ribellarono alla polizia che cercava di contenerli.

La cupola trasparente

Dopo la riunificazione della Germania si decise di ristrutturare il Reichstag in modo da ospitare il Parlamento tedesco, in quanto fu scelta Berlino come nuova capitale.

Oggi la bellissima cupola in vetro ed acciaio, progettata nel ’93 da Norman Foster, è il motivo principale che spinge sempre più numerosi turisti a visitare l’edificio. La sua trasparenza simboleggia l’apertura dopo il periodo buio della divisione. Attraverso le sue vetrate si vede infatti non solo la città di Berlino ma anche la zona interna del Parlamento.

10. Hauptbahnhof

Ed eccoci ora arrivati ad uno dei punti di riferimento principali della città di Berlino: l’Hauptbahnhof, ossia la stazione centrale.

L’edificio ha una lunga storia alle spalle. Anche se, tra le guerre mondiali e la divisione della città, è stato riscoperto e rivalutato del tutto solo di recente, dopo la caduta del Muro.

Nella Berlino divisa, le stazioni principali erano quella dello Zoo ad Ovest e quella di Lichtenberg ad Est. Dopo la riunificazione della città, si doveva decidere quale stazione utilizzare come snodo principale. E fu così scelto di costruire una nuova stazione lì dove c’era stato per 28 anni il Muro, in una zona che non era né Est né Ovest.

L’ultima stazione ad Ovest

La stazione che ha sostituito, la Lehrter Bahnhof, era l’ultima fermata nella Germania Ovest prima della Friedrichstraße, territorio di confine con la DDR.

I lavori per ultimare quella che oggi è la più grande stazione centrale cittadina d’Europa durarono dal ’95 al 2006. La stazione non è solo bella esteticamente, ma anche molto funzionale. Sviluppata in verticale, ci sono diversi piani per i treni, i vari negozi ed uffici ed anche uno spazio interno a disposizione per le iniziative culturali.

11. Memorial Günter Litfin

Questo memoriale è un’ex torretta di controllo appartenente alle truppe di frontiera della DDR, divenuta monumento commemorativo dopo la caduta del Muro.

Ma chi è Günter Litfin? 

Si tratta della prima vittima di colpi d’arma da fuoco al confine tra Berlino Est ed Ovest dopo la costruzione del Muro. Il monumento per cui è in sua memoria, rappresentando così tutte le vittime uccise al confine in quel tragico periodo storico.

Le torri di guardia

Lungo il Muro di Berlino c’erano 280 torri di guardia occupate dai soldati di frontiera. Di queste, 32 servivano come posti di comando. Qui gli ufficiali impartivano ordini ai soldati di stanza sulle torri di guardia e pattugliavano la sezione di confine, con il compito di garantire che non si verificassero fughe di fortuna.

Il 24 agosto 1961 Günter Litfin cercò di attraversare a nuoto il porto di Humboldt per raggiungere Berlino Ovest. La polizia dei trasporti di Berlino Est sparò colpi di avvertimento prima di aprire il fuoco, colpendolo alla nuca ed uccidendolo.

Dopo la caduta del Muro, il fratello di Günter, Jürgen, fece pressioni perché si conservasse la vecchia torre di comando. Nel 2003 ha aperto un sito commemorativo dedicato al Muro di Berlino ed alla sua prima vittima.

12. Bernauer Straße

Eccoci arrivati all’ultima tappa di questo tour virtuale del Muro di Berlino: Bernauer Straße. Concludiamo con l’unico tratto di Muro conservato in tutta la sua interezza: il muro di confine, la striscia della morte, le installazioni, le torrette, la strada dove avvenivano i pattugliamenti ed il muro posteriore.

In pratica, questo tratto lungo 1,4 km si presenta ancora oggi com’era negli anni ’80 ed è diventato un simbolo molto forte della disumanità del Muro di Berlino.

Le finestre murate

La divisione qui ha assunto un tono particolarmente drammatico. Le case a sud della strada si trovavano nel settore Est, mentre già i marciapiedi erano ad Ovest (precisamente nel settore francese). Nel ’61 vennero murate le finestre dei piani terra delle case sulla linea di confine, per evitare le fughe.

Tuttavia, a causa dei tentativi di fuga attraverso le finestre dei piani superiori, le case furono demolite nel ’65, lasciando in piedi solo i piani terra, che vennero poi utilizzati come muro di confine.

Neanche i morti venivano lasciati riposare in pace.

In quest’area si trovava un tempo il cimitero della comunità della Sophienkirche. Con la costruzione del Muro, tuttavia, le tombe furono eliminate e i defunti sepolti altrove.

Oggi su entrambi i lati della Bernauer Strasse si trova il Memoriale del Muro, un’interessante mostra open air sulla storia della divisione.

Abbiamo percorso in poche righe la storia passata ed attuale di questa pagina importantissima della storia umana.
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